Pomodoro - L'autoproduzione delle piantineThis is a featured page

Per avere delle belle piantine di pomodoro da mettere a dimora ci sono sostanzialmente due metodi. Il primo è quello di acquistarle. Se si tratta di poche piante vale la pena comperarle anche se ormai qui da noi le vendono tra i 0,60 € ed 1.60€. Se si intende metterne a dimora molte allora l’autoproduzione potrebbe essere la miglior soluzione. Io opto per l’autoproduzione anche perché mi piace fare le cose da me e vedere crescere giorno per giorno le piantine che nascono da quel piccolo seme che io ho interrato. Devo ammettere che godo della pazienza di mia moglie che per un mese e mezzo sopporta i miei contenitori di polistirolo vicino alla porta-finestra del soggiorno. Uno dei problemi maggiori che affliggono coloro che tentano l’autoproduzione di piantine di pomodoro a casa propria e non sono dotati di un apposito spazio a temperatura ed umidità controllata è il fenomeno della “filatura”. Per tanto che si tengano le piante distanti dai caloriferi e a ridosso di una fonte di luce come una finestra o uPomodoro - L'autoproduzione delle piantine - (P)orto di partenzana porta finestra le piantine tendono a “filare”. A diventare, cioè, lunghe, esili e graciline. Per ovviare a questo inconveniente è possibile ricorre alla tecnica della “doppia rimpiolatura” detta anche del “doppio trapianto”. Questo metodo, che richiede un certo impegno, è praticabile dagli hobbisti che non devono produrre una quantità industriale di piantine. Qualche giorno prima che venga il momento ideale per la semina, che io individuo di solito con la luna crescente di febbraio, bisogna procurarsi un buon terriccio da semina e riempire i semenzai in modo che al momento della semina il terriccio sia a temperatura ambiente. Io utilizzo di solito delle scatole di polistirolo alte dai 5 agli 8 centimetri. Dai pescivendoli se ne trovano di ottime che vanno lavate e tagliate per portarle alla giusta misura. Logica vorrebbe che in questi contenitori si semini a spaglio ma io ho tempo e sono un po’ pignolo. Quindi, come vedere nell’immagine metto i miei semi ben allineati e coperti come dei soldatini alla parata. Questo non tanto per un aspetto estetico, che non guasta, ma perché mi permette di controllare la percePomodoro - L'autoproduzione delle piantine - (P)orto di partenzantuale di germinabilità dei semi. Ne semino sempre circa il doppio di quello che mi serve perché voglio poi scegliere solo le piantine migliori e più robuste. Dopo aver posizionato ben bene i semi li copro con uno strato sottile, un paio di millimetri, di terriccio, annaffio con lo spruzzino e attendo la germinazione facendo attenzione che la terra non asciughi troppo ma che non ci sia eccesso d’acqua. Le prime due foglie che spuntano non sono vere foglie ma sono i cotiledoni. Dopo un po’ di tempo, quando i cotiledoni sono ben formati, spuntano le prime due foglie vere. E le piantine si sono allungate superando il terreno di qualche centimetro. Questo è il momento di procedere alla prima rimpiolatura. Se avete paura di maneggiare le piantine così delicate potete aspettare che le foglie crescano ancora un po’ ma vi assicuro che non è necessario. Preparate pieno di terriccio uno di quei contenitori alveolati di un paio di centimetri da 80 fori. Utilizzando Pomodoro - L'autoproduzione delle piantine - (P)orto di partenzauno stecco o un attrezzo che da una parte ha una specie di piccola forca e dall’altra una punta foraterra, estraggo, una alla volta, le piantine. Foro il terriccio di un alveolo e ci infilo dentro la piantina cercando di fare in modo, anche posizionando la piantina un po’ a spirale, che i cotiledoni stiano appena sopra il terreno che avremo nel frattempo compresso intorno alle radici. Così facendo abbiamo ridotto l’altezza della pianta di qualche centimetro. Dopo due o tre giorni, passato lo shock da trapianto, noterete che la piantina prende vigore e comincia ad alzarsi. Intanto le prime due foglie vere si sviluppano. Se avrete avuto l’accortezza di posizionare tutte le piantine con i cotiledoni abbastanza paralleli noterete che le foglie vere crescono loro in direzione diametralmente opposta. Quando le foglie vere di un alveolo quasi toccano quelle di quello adiacente è ora di procedere alla seconda rimpiolatura. Guardando le piantine ci accorgeremo che, oltre ad avere sviluppato le foglie, sono cresciute anche in altezza. Dopo aver dato una rapida occhiata a quelle da scartare si inizia l’ultima operazione di trapianto. Prepariamo dei contenitori alveolati da 24 vasetti, quelli con i vasetti più grandi per intenderci, Pomodoro - L'autoproduzione delle piantine - (P)orto di partenzacon gli alveoli riempiti di terriccio a tre quarti della loro altezza. Preleviamo le piantine con il loro piccolo pane di terra e dopo aver fatto spazio nel terriccio del nuovo alveolo ci infiliamo la piantina. Premiamo il terriccio e mettiamo la terra mancante facendo in modo che i cotiledoni rimangano interrati (anche piegandoli un po’ brutalmente. Ciò impedirà alla pianta di crescere troppo velocemente in altezza e favorirà l’ingrossamento del gambo. Dopo un po’ di tempo, quando le piante si sono acclimatate e la temperatura diurna esterna supera i 12° non abbiate timore a mettere fuori le vostre piantine nelle ore più calde. Il trascorrere del tempo ci porta sempre più verso il periodo caldo. Quando vedo che la temperatura minima non scende più sotto gli 8-10° allestisco in poggiolo una piccola serretta dove le piantine rimarranno fino alla messa dimora. Bisogna avere l’accortezza di aprile la serra appena la temperatura lo permette e richiuderla la sera badando a mantenere umido il terriccio senza che sia inzuppato d’acqua. Troppa acqua fa male, come il vino. Poichè nella serra può formarsi un accumulo di umidità pel l’effetto serra e favorire l’insorgenza di malattie fungine potete irrorare le vostre piantine con dei prodotti rameici spruzzati con uno spruzzino. Quando sarà ora di mettere le piante a dimora non saranno molto alte, il che non guasta perche sono meno esposte all’azione del vento, ma avranno un bel gambo robusto.


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